Opinión detallada de Stilton
Arrivati a Ischia con il traghetto da Napoli, non prima di una bella sosta nell’isola di Procida, e visitato il tratto situato tra l’approdo e Ischia Ponte, ricco di abitazioni e hotel con terme incorporate, arriviamo dinanzi al Ponte Aragonese, un ponte pedonale in muratura che collega Ischia all’isolotto di roccia vulcanica, su cui si erge il Castello Aragonese.
Dall’isolotto emergono le sagome della residenza reale detta Maschio (purtroppo non visitabile) posta sul punto più alto e la cupola della Chiesa dell'Immacolata.
Oltrepassato il ponte si arriva al botteghino dove fare il necessario biglietto di ingresso e dotarsi di una piccola mappa per la visita, dopodiché si può raggiungere il castello attraverso una mulattiera che si sviluppa, per il primo tratto, in una galleria scavata nella roccia a colpi di scalpello (costruita per volontà di Alfonso I d'Aragona nella metà del Quattrocento)
Un tempo, prima della costruzione del pontile, si accedeva al Castello mediante una scala esterna che dal mare portava direttamente al Maschio. I resti della scala sono ancora visibili dal mare.
La galleria era protetta da robusti portoni, in parte ancora funzionanti, ed è illuminata da lucernari che, a suo tempo, avevano anche funzione difensiva: consentivano di gettare sui nemici pietre, pece e olio bollente.
Castillo Aragonés9
Valoración
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Accesibilidad
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Se tiene que ver
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Barato
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Arquitectura
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Estado
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Significado histórico
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Si prosegue poi all'aperto fino alla parte più alta dove sono situati gli edifici e da questa stradina se ne dipartono altre minori, che servono gli edifici e i giardini della rocca.
Chi non vuole farsi la prima parte di tragitto a piedi può optare per l’uso dell'ascensore, ricavato all'interno della roccia, col quale si superano in breve tempo i primi 60 mt. sul livello del mare, lasciando per il ritorno la passeggiata lungo la mulattiera, stavolta in discesa e certamente meno impegnativa.
Dal momento che il castello non risulta accessibile, iniziamo la visita dalla Chiesa dell'Immacolata, edificio predominante del paesaggio sull’isolotto; è stata costruita a partire dal 1737 al posto di una precedente cappella e fu voluta dalla madre badessa Battista Lanfreschi dell'attiguo Convento delle Clarisse.
L'onere della costruzione, particolarmente rilevante data la struttura e le dimensioni della cupola, risultò, strada facendo, non sostenibile per il Convento, che indebitatosi giunse a dover vendere l'argenteria per far fronte alle spese più immediate. Per questo motivo la chiesa non fu abbellita e le sue pareti sono ancora oggi completamente bianche.
Presenta una pianta a croce greca, maggiormente sviluppata sull'asse principale, con l'aggiunta di un presbiterio e di un pronao d'ingresso. La facciata, mostra uno scarno portale in pietra lavica e l'invaso interno, decorato riccamente di cornici, lesene e stucchi barocchi è concluso da un'alta cupola circolare con 8 finestroni; le pareti sono spoglie ed i pavimenti sono in cotto rustico campano.
In seguito alle opere di restauro, la chiesa viene ora utilizzata quale sede di mostre temporanee di pittura e di scultura, con opere di artisti internazionali (Morandi, Manzù, De Chirico, Picasso, Dalì, Sassu, ecc.) organizzati nell'ambito delle Manifestazioni del Castello Aragonese, ponendo in tal modo il Castello a sede di importanti eventi culturali.
Di fuori, sul Terrazzo dell'Immacolata, si gode di una magnifica vista del Borgo di Ischia Ponte e della Spiaggia dei Pescatori mentre sullo sfondo si scorgono le colline e la vetta del monte Epomeo.
Un luogo che, come pochi altri, ci lascia turbati, quasi sbigottiti è situato al di sotto della chiesa, ed è il Cimitero delle Monache. Non si tratta di un luogo di sepoltura come comunemente inteso bensì è formato da alcune stanze contenenti degli scolatoi, seggioloni in muratura allineati alle pareti con una specie di imbuto nella seduta, sui quali venivano assisi i corpi senza vita delle monache. All’interno dei vestiti la carne si decomponeva lentamente, gli umori venivano raccolti in appositi vasi, posti sotto i seggioloni, e gli scheletri essiccati erano ammucchiati nell'ossario.
Tale macabra pratica trovava motivazione nella necessità di evidenziare al massimo l'inutilità del corpo in quanto semplice contenitore dello spirito. Ogni giorno le monache vi si recavano in preghiera e a meditare sulla morte, trascorrendo svariate ore della giornata in un ambiente malsano dove spesso contraevano gravi malattie, a volte mortali.
Il convento di S. Maria della Consolazione, fondato nel 1575 da Beatrice Quadra, vedova d'Avalos, ospitava circa 40 monache dell'ordine delle Clarisse. Le monache, in gran parte figlie primogenite di famiglie nobili, erano destinate alla vita claustrale già dall’età infantile per lasciare l'eredità familiare al primo figlio maschio.
La struttura del convento accoglie ora, nell'ala delle cellette, l’albergo Il Monastero con annesso un ristorante, e per questo motivo non abbiamo avuto modo di visitarlo.
Per una pausa durante la visita, incontriamo la Caffetteria del Monastero e il Book Shop Nesos dove è possibile acquistare un piccolo ricordo dell'Isola d'Ischia e del suo Castello.
Della Cattedrale dell'Assunta, costruita dal popolo dopo l'eruzione vulcanica dell'Arso (1301) varie parti sono crollate nel 1809 sotto le cannonate degli Inglesi che distrussero buona parte dei fabbricati del Castello, allora tenuto dai Francesi. E' una basilica a tre navate di cui le due laterali coperte con volte a crociera e lo spazio absidale era probabilmente coperto da una cupola. Intorno una serie di cappelle e di ambienti di sacrestia. Attualmente è in corso un programma di restauri volto al consolidamento delle strutture e alla conservazione degli stucchi settecenteschi. La Cattedrale ospita in varie occasioni concerti di musica classica, rappresentazioni teatrali, letture di prosa e poesia in una suggestiva cornice.
L'edificio fu realizzato al di sopra di una preesistente cappella che ne divenne così l'attuale Cripta, dedicata a S. Pietro ed è possibile accedervi attraverso una doppia rampa di scale. Costruita tra l'XI e il XII secolo è costituita da un ambiente centrale con volte a crociera circondato da 7 cappelle e presenta una serie di affreschi di scuola giottesca di notevole pregio. Le pareti di ciascuna cappella gentilizia recano figure di santi e stemmi relativi alle famiglie nobili ivi sepolte. I paesaggi campestri più volte rappresentati si riferiscono indubbiamente ai possedimenti di ciascuna delle famiglie presenti.
Arriviamo così alla Casa del Sole, antica costruzione del Castello, nella quale oggi sono esposti resti delle epoche passate ed opere di arte moderna. Attraversando questa casa si accede ai meravigliosi sentieri e terrazzi, senza tralasciare una sbirciata al Carcere borbonico dove insieme ai criminali, furono rinchiusi i prigionieri politici del Risorgimento Italiano: le mura, le porte, le garitte, gli spioncini, testimoniano la severità del carcere.
Dal Terrazzo degli ulivi, un tempo il giardino del Castello, si ammirano dall'esterno le imponenti torri angioine del Maschio; questi fu ricostruito nel 1441 da Alfonso d'Aragona che lo regalò a Lucrezia d'Alagno, una bella popolana di cui si era invaghito.
Più tardi vi dimorò per 35 anni la principessa Vittoria Colonna, che richiamò al Castello i maggiori artisti del suo tempo. Anche Michelangelo Buonarroti fu suo amico e grande ammiratore. Dopo la morte del marito, Ferrante d'Avalos, caduto in battaglia, la principessa cercò conforto in vari conventi d'Italia.
In mezzo alla rigogliosa vegetazione mediterranea: ulivi, allori, fichi, nespoli, melograni, fichi d'india, sorge il caffè ristorante "II Terrazzo". La vista è incantevole con lo scenario del mare e delle isole vicine.
Nei pressi si incontra anche l’antica torre di avvistamento. Affacciandosi si vedono i resti delle mura difensive e un forno, usato per infuocare le palle dei cannoni.
Interessante da vedere è anche la chiesa di S. M. delle Grazie o dell'Ortodonico, costruita a strapiombo sul mare e per questo detta anche chiesa della Madonna della Punta.
Purtroppo il tempo è tiranno e dopo essere ridiscesi verso il mare e riattraversato l'ultima porta, dove un tempo si trovava il ponte levatoio, ritorniamo sui nostri passi attraverso il Pontile Aragonese e raggiungendo Ischia Ponte, dove dalla piazzetta i bus fanno la spola verso il porticciolo, punto di attracco del traghetto per la terraferma.
Alcuni cenni storici
La prima fortezza fu costruita nel 474 a.C. dal Greco Siracusano Gerone I, venuto in aiuto dei Cumani nella guerra contro i Tirreni. In seguito alla vittoriosa battaglia, Gerone I ottenne come ricompensa l'isola d'Ischia ed il Castello. Nel 315 a.C. i Romani fondarono ad Ischia la città di Aenaria e, molto probabilmente, utilizzarono il Castello come fortino difensivo e vi edificarono alcune abitazioni.
Nei secoli successivi i saccheggi e le lunghe dominazioni dei Visigoti, Vandali, Ostrogoti, Arabi, Normanni, Svevi e Angioini trasformarono completamente la fortezza di Gerone. Dopo l'eruzione del Monte Trippodi, avvenuta nel 1301, gli abitanti di Ischia si rifugiarono sulla rocca, che garantiva maggiore tranquillità e sicurezza, dando vita ad una vera e propria cittadina.
Nel 1441 Alfonso d'Aragona ricostruì il vecchio maschio d'età angioina, congiunse l'isolotto all'isola maggiore con un ponte artificiale e fece costruire poderose mura e fortificazioni, dentro le quali quasi tutto il popolo d'Ischia trovò rifugio e protezione contro le incursioni dei pirati.
Il periodo di massimo splendore per il Castello si ebbe alla fine del XVI secolo quando la rocca ospitava 1892 famiglie, oltre il Convento delle Clarisse, l'Abbazia dei Basiliani di Grecia, il Vescovo col Capitolo ed il Seminario, il Principe con la guarnigione. Vi erano 13 chiese, di cui 7 parrocchie. Verso il 1750, cessato il pericolo dei pirati, la gente cercò più comoda dimora nei vari comuni dell'isola d'Ischia alla ricerca di nuova terra da coltivare e per curare meglio l'attività della pesca.
Nel 1809 gli Inglesi assediarono la rocca, tenuta dai Francesi, e la cannoneggiarono fino a distruggerla quasi completamente.
Nel 1823 Ferdinando I, Re di Napoli, mandò via gli ultimi 30 abitanti e ridusse il Castello a luogo di pena per gli ergastolani. Nel 1851 lo adibì a prigione politica per quegli uomini che si erano opposti al potere dei Borboni. Nel 1860, con l'arrivo di Garibaldi a Napoli, il carcere politico fu soppresso e Ischia si unì al Regno d'Italia.
A causa degli eventi bellici e del successivo periodo di abbandono non molto è rimasto delle primitive costruzioni.
Nel 1912 l'Amministrazione del Demanio, con trattativa privata, mise in vendita all'asta il Castello Aragonese: da quel momento la rocca è prprietà di privati che ne curano i restauri e la gestione.
Se vi capita di passare da queste parti, una visita all’isolotto e a questo pezzo di storia non può mancare assolutamente.