Opinión detallada de robellac
robellac
San Giovanni Valdarno, Italia99%
Il 13 agosto dopo più di 5 ore di viaggio in treno, proveniente da Poznan, sono finalmente arrivato a Danzica, Gdansk in polacco. Avevo scelto l'hotel Scandic di fronte alla stazione, ma appena uscito mentre mi dirigo verso l'hotel, il mio sguardo è attratto dalla scritta "Solidarnosc" posta su un vicino edificio, sulla sinistra uscendo dalla stazione. Come appurerò più tardi, in quell'edificio ha sede la Fondazione Solidarnosc (Fundacja Centrum Solidarnosci).
Ero stato a Poznan ed ora a Danzica, quasi per un doveroso pellegrinaggio conoscitivo, dei luoghi che hanno segnato il corso della storia del secolo scorso. A questo punto, permettetemi però una breve digressione.
I primi coetanei stranieri che avevo conosciuto, erano Polacchi; li conobbi alla fine della seconda guerra mondiale nella colonia marina di Follonica, della Croce Rossa Italiana. Tutti avevamo vissuto quasi inconsciamente la tragedia della guerra; al mattino quando facevamo l'alzabandiera, ci sentivamo fratelli mentre ciascuno cantava il proprio inno nazionale e il tricolore italiano sventolava poco lontano da quello bianco-rosso polacco. Parlavamo lingue diverse, ma per noi non costituivano un ostacolo; a quell'età, il cameratismo è un fatto normale. Negli anni successivi ho seguito con interesse le sorti di questa nazione; avevo simpatia per questo popolo anche se, per un tratto, il cammino della nostra storia ha percorso strade diverse.
Il giorno successivo era il 14 agosto, ricorreva il 30.mo anniversario dell'inizio degli scioperi agli ex Cantieri Navali Lenin e per me era un dovere rendere omaggio alla memoria delle vittime delle manifestazioni del dicembre 1970. Il luogo più idoneo era il monumento costituito da tre croci in acciaio di 42 mt di altezza, voluto e realizzato dagli stessi operai proprio davanti ai Cantieri Navali.
Pertanto il mattino successivo, mentre mi dirigevo ai Cantieri Navali, sono passato davanti all'edificio della Fondazione Solidarnosc, di cui la sera prima avevo visto l'insegna. Davanti a questo fabbricato, con mia sorpresa, vedo l'indicazione dell'ingresso al Museo Solidarnosc. Le guide di cui disponevo non riportavano nulla al riguardo di questo museo; informazioni dettagliate le ho poi reperite sulla guida "Il meglio di Danzica", edita in italiano, dalla 'Sezione Promozione Città - Comune di Danzica', ritirata gratuitamente all'ufficio informazioni gedanese.
La decisione di visitare il museo è stata immediata, ma considerato che l'apertura come in quasi tutti i musei di Danzica avviene alle ore 10, ero in anticipo di un quarto d'ora che io ho sfruttato per vedere i dintorni, ma questi non sono altro che un'appendice all'aperto del museo stesso.
Museo del Astillero de la Solidaridad de Gdansk9
Valoración
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Accesibilidad
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Se tiene que ver
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Barato
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Arquitectura
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Concepto
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Exposición
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Interés
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Accanto al marciapiede dell'edificio della Fondazione Solidarnosc, si trova una scala protetta da una pensilina, attraverso la quale si scende nel museo posto al piano interrato dell'edificio della stessa Fondazione. Sul pavimento del marciapiede campeggia una scritta "Percorso verso la Libertà", in diverse lingue, ma non italiano.
Nei pressi dell'ingresso sono stati posizionati i frammenti di due muri storici; uno è quello del muro di Berlino e l'altro è quello dei Cantieri Navali di Danzica che fu saltato da Lech Walesa il 14 agosto1980. Quei frammenti ricordano l'inizio del Percorso verso la Libertà, in questa parte d'Europa. Poco più distante fa mostra di sé, uno dei blindati che la Milicja utilizzava per sedare le manifestazioni popolari (ved. le mie foto su trivago).
Puntualmente all'ora prevista, il museo ha aperto i battenti ed io sono stato il primo ad entrare anche se, nel frattempo, un'altra decina di persone si erano accodate in attesa di entrare. Il museo fu inaugurato il 31 agosto 2000, nel 20.mo anniversario della firma degli storici accordi tra gli scioperanti e le autorità governative; quella data segna l'inizio simbolico della fine del comunismo in Europa. L'ubicazione attuale del museo non è quella originaria e, per i primi sette anni, il museo fu ospitato nel cortile della sala storica BHP.
Il museo si articola in nove sale ben attrezzate con diversi computer, mezzi audiovisivi ed una buona scorta di filmati, documenti, foto, stampa clandestina, manifesti, canzoni, ecc. E' una mostra multimediale "Percorso verso la Libertà" e presenta i drammatici avvenimenti storici dal 1956 al 1989, legati alla lotta dei polacchi per la libertà e per la giustizia. L'intera mostra è su misura anche per chi proviene dall'estero a condizione che conosca l'inglese; io che lo conosco poco e da autodidatta, ho incontrato una certa difficoltà.
Comunque anche la sola visione, di quanto disponibile, ci riporta alla memoria avvenimenti un pò sbiaditi dal tempo, ma che io avevo vissuto indirettamente tramite i media. Visitare il museo è stato come entrare nella macchina del tempo; a motivo degli avvenimenti che si susseguono visitandolo per ordine cronologico attraverso le varie sale: Vita quotidiana nella Polonia comunista (compresa una cella di prigione); l'introduzione al tema storico; l'agosto 1980 (dal 14 al 31); Solidarnosc e la speranza (1 settembre 80 al 12 dicembre 1981); legge marziale; retrospettiva cinematografica ed i cambiamenti. Le informazioni sono suddivise per tema: Chiesa, Vita quotidiana, Stato totalitario, Opposizione democratica, Cultura indipendente, ecc. Descrivere tutto quanto è oggetto della mostra sarebbe quasi impossibile, menzionerò solo ciò che mi ha maggiormente colpito.
Appena entrato, la mia attenzione è caduta su un negozio di generi alimentari con gli scaffali vuoti (c'era solo aceto e lardo), a motivo della disastrata economia del paese di quel tempo. Ciò fu la scintilla delle prime dimostrazioni antigovernative, culminate con lo sciopero ai Cantieri Navali del 14 agosto 80, subito estesosi a tutta la Polonia, durato 18 giorni e terminato con la firma dell'accordo sui famosi 21 punti delle richieste che, gli scioperanti dei Cantieri Navali, avevano scritto a mano su pannelli di compensato e che l'Unesco ha inserito nella lista "Memoria del Mondo", come documento che esprime grandi valori sociali ed umanistici e che ha influito sulla storia d'Europa. Queste tavole di compensato sono esposte nel museo ed io le ho fotografate; avrei anche voluto pubblicarle per il loro valore storico, ma risultando scarsamente leggibili (sono a matita), vi ho rinunciato.
In alcune sale ci sono grandi schermi ove si può assistere alla proiezione di filmati come il primo viaggio di Papa Giovanni Paolo II, ma anche sull'uso dei metodi di propaganda o sulla brutale repressione durante la legge marziale.
Mi sono commosso davanti alle foto del Beato Jerzy Popieluszko che fu cappellano di Solidarnosc; le sue "messe per la patria" erano seguite da milioni di persone, tramite le antenne di Radio Europa Libera che trasmetteva da Monaco di Baviera. Il 19 ottobre 1984, seviziato ed incaprettato, fu barbaramente assassinato e gettato (forse ancora vivo) nella Vistola; furono riconosciuti come colpevoli alcuni funzionari del ministero dell'interno che, condannati a 25 anni di carcere, poco dopo furono amnistiati.
Un filmato, che non avevo mai visto prima, è quello che forse mi ha maggiormente turbato a motivo di una scena raccapricciante. Un blindato della milicja (polizia) usa gli idranti contro la folla di manifestanti per disperderli, ma un dimostrante rimasto isolato ed inerme al centro di una piazza, è volontariamente investito ed ucciso da quel blindato che passa sul suo corpo. Dopo aver assistito a questo filmato, ho terminata la visita. Sul guestbook posto vicino all'uscita, avrei voluto scrivere le mie impressioni sul museo e sulla solidarietà, ma la commozione che mi aveva sopraffatto me lo ha impedito. Così sono velocemente uscito.
La visita di questo museo multimediale è di indubbio interesse storico documentale e credo che nessuno rimarrà deluso, sia chi ha vissuto quegli avvenimenti, sia chi di quel periodo conosce poco o nulla. Personalmente sono uscito arricchito, anche se profondamente commosso; credo sia importante ricordare, per non dimenticare. Certamente mi sento ancora più vicino a questo popolo, che ha sofferta una storia difficile e travagliata, che solo dal 1990 si considera una nazione libera, desiderosa di integrasi in Europa.
Il biglietto di ingresso costa è di 6 PLN (ca. euro 1,50) l'intero e 4 PLN (ca. euro 1,00) il ridotto. Il museo è chiuso il lunedì.